LE MARCHE

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Raffaello







Raffaello Sanzio 

Quanto largo e benigno si dimostri talora il cielo
nell’accumulare in una persona sola l’infinite ricchezze de’ suoi tesori e tutte quelle grazie e’ più rari doni
che in lungo spazio di tempo suol compartire fra molti individui,
chiaramente poté vedersi nel non meno eccellente che grazioso Raffael Sanzio da Urbino
Da Le Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti; Giorgio Vasari, 1568.

Nell’epoca in cui il fervore artistico e culturale delle Marche ducali  pareva non avere fine, “nacque adunque Raffaello in Urbino, città notissima in Italia, l’anno 1483, in venerdì santo a ore tre di notte” [da Vite, G. Vasari]. Fu così che il grande Raffaello Sanzio vide la luce, in una stanza al pianoterra di un’abitazione urbinate tipicamente quattrocentesca. Suo padre, Giovanni Santi (pittore della cerchia di Melozzo da Forlì), riconoscendo la preziosa inclinazione all’arte dell’unico figlio, ben seppe guidarlo sulla luminosa strada che lo portò, in pochi anni, a divenire il pittore più ricercato da corti e Papi e, oggi, all’essere citato fra i più grandi artisti d’ogni epoca.
Il giovane Raffaello abbandonò quindi presto la terra marchigiana, per divenire allievo di Pietro Vannucci, detto il Perugino, e giungendo in breve tempo ad una tale perfezione che “fra le cose sue e di Pietro non si sapeva certo discernere” [da Le Vite, G. Vasari]. 
Il Cristo benedicente, lo Sposalizio della Vergine e lo
Stendardo di Città di Castello, dipinti attorno al 1500, sono opere già colme d’una raffinata sensibilità artistica, che Raffaello ebbe modo di evolvere e rendere sublime durante la sua successiva permanenza a Firenze. Qui, infatti, il pittore poté immergersi in un ambiente artistico che gli fu d’eccezionale stimolo: venire a contatto con le opere di Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti lo portò ad elaborare uno stile più maturo e sublime, fatto d’intense luminosità e di limpide articolazioni spaziali: caratteristiche che risaltano, ad esempio, nella serie di Madonne soavemente ritratte dal suo pennello (come quella del cardellino, quella del Prato e quella del Granduca), negli splendidi ritratti di Agnolo e Maddalena Doni, nella La Dama con il Liocorno, ne’ La Muta (esposto nella Galleria Nazionale delle Marche ad Urbino) ed in soggetti più complessi, come la Sacra Famiglia Canigiani ed il Trasporto di Cristo al Sepolcro.
I contatti con la corte dei Montefeltro proseguirono nonostante la lontananza, e per i duchi di Urbino Raffaello dipinse molte tavole che nel tempo, purtroppo, hanno abbandonato la terra marchigiana. Un chiaro esempio è il San Giorgio e il Drago, opera oggi esposta alla National Gallery of Art, a Washington.
Nel 1508 Raffaello -ormai grandemente richiesto- ebbe da Papa Giulio II l’incarico di eseguire la  decorazione delle Stanze Vaticane (celebri gli affreschi della Disputa sul Sacramento, la Scuola di Atene e la Liberazione di San Pietro dal carcere); nello stesso periodo l’artista lavorò anche nella cappella Chigi in Santa Maria della Pace ed al Ritratto di Giulio II.
Alla morte del pontefice Raffaello si dedicò maggiormente a committenze private romane e non (di quel periodo il bel Ritratto di Baldassarre Castiglione, la Pala di Santa Cecilia, la
Sacra Conversazione e la celebrata Fornarina), e ad una inaspettata carriera d’architetto ed umanista, che lo vide -alla morte di un altro eccelso urbinate, Donato Bramante- incaricato dal nuovo Papa Leone X quale direttore dei lavori della Fabbrica di San Pietro e progettista della cappella Chigi in Santa Maria del Popolo e di Villa Madama.
Nel 1520, lasciando incompiuta un’intensa Trasfigurazione, “finì il corso della sua vita il giorno medesimo che nacque, che fu il venerdì santo, d’anni 37” [da Le Vite, G. Vasari], ancor oggi ammirato dal mondo intero per aver saputo ritrarre l'ideale supremo della bellezza del rinascimento.
E se, proprio nel mondo, sono sparsi i suoi splendidi dipinti (dalla National Gallery di Londra agli Uffizi di Firenze, dal Louvre di Parigi all’Ermitage di San Pietroburgo, dalla Pinacoteca di Brera a Milano al Kunsthistorisches Museum di Vienna), la casa in cui nacque è ancora là -oggi sede dell’Accademia Raffaello-, aperta su uno dei tanti erti vicoli di Urbino, con le stesse sobrie decorazioni ad incorniciar le porte e ad ingentilire l’antico soffitto a cassettoni. Su una parete, un piccolo affresco della Madonna con il bambino addormentato testimonia, forse, quelle che furono le prime pennellate d’un artista, Raffaello, destinato a vivere -da protagonista- la straordinaria stagione rinascimentale.

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