Nella
bottega degli artisti della terracotta
…e
la piccola tavola del tè era pronta,
con
tazze e sottocoppe in maiolica di Castel Durante,
antiche forme d'inimitabile grazia…
Gabriele D’Annunzio - Il Piacere, libro I.
Artigianato tanto raffinato da divenire spesso
eccelsa opera d’arte, quello della produzione di maioliche ha
forse -nelle Marche- origini ben più remote di quanto fino a poco tempo
fa sospettato: rilievi effettuati negli strati più sotterranei del Castello
Brancaleoni di Piobbico hanno infatti recentemente portato alla
luce fragili oggetti votivi di rudimentale terracotta, probabilmente
modellati dalle mani di uomini vissuti nel Paleolitico Superiore, quasi
trentamila anni fa. Come alimentata da una vocazione, l’arte di creare
forme dalla semplice terra si è tramandata nei millenni (rimanendo
peraltro curiosamente circoscritta entro i confini dell’alto pesarese)
sino a raggiungere il massimo splendore nel rinascimento ed a brillare
ancor oggi d’intensa ed inimitabile luce.
E’ a partire
dalla metà del 1500 che la lavorazione della ceramica raggiunse livelli
di sublime perfezione: dalle laboriose botteghe artigiane di Casteldurante
-l’odierna Urbania- (ma anche da quelle di Urbino, Pesaro
e di altri centri del metaurense) nacquero infatti maioliche tanto
pregiate da esser richieste in tutte le più importanti corti europee e
decantante nei secoli da poeti e scrittori.
I magistrali
maiolicari durantini, oltre ad applicare finissime decorazioni esclusive
(come il fregio a foglia -o cerquata- ispirato allo stemma dei
Della Rovere), eccellevano anche nella produzione degli istoriati,
ovvero di quegli oggetti il cui disegno narrava una vera e propria storia
(ispirata ai miti greci, alle Sacre Scritture o, semplicemente, dalle
vicende di corte) realizzata con l’uso sapiente di preziosi smalti
elegantemente distesi sul bianco di fondo.
Per
ammirare tanta bellezza basta visitare il Museo Civico di Urbania
-ospitato nel bel Palazzo Ducale-, ricco d’una vasta
collezione di maioliche prodotte tra il ‘300 ed il ‘700, dei cartoni
necessari alla decorazioni degli istoriati e delle creazioni moderne di Federico
Melis, ceramista che, col proprio stimolante impulso, ha saputo
imprimere un nuovo ed esaltante corso per l’evoluzione di quest’arte
preziosa.
La produzione
ceramica pesarese si distingue invece per i pregiati prodotti della
fabbrica Casali e Callegari che -nel 1700- creò pezzi di
particolare valore caratterizzati da un’elegante decorazione floreale.
Molti di questi oggetti (esposti accanto alle maioliche provenienti dalle
più celebri fabbriche rinascimentali e barocche, comprese le splendide raffaellesche,
opere cinquecentesche riconducibili al repertorio figurativo delle Stanze
Vaticane e prodotte nella bottega urbinate della famiglia
Patanazzi) sono visibili nelle sale dell’importante e vasto Museo
delle Ceramiche di Pesaro.
Per non disperdere
un patrimonio tanto prezioso,
l’Associazione Amici della Ceramica ed il Centro Ceramica
Piccolpasso di Urbania organizzano numerosi corsi, mostre ed
approfondimenti destinati ad appassionati ed artisti, regalando
all’artigianato ceramico marchigiano un rinnovato splendore.
E forse, al pari
dei propri eccelsi predecessori, i tanti giovani artigiani cresciuti in
questa culla di talenti potranno un giorno vedere le proprie opere esposte
nei più famosi musei d’Europa (le maioliche marchigiane sono infatti
ospitate anche all’Ermitage di San Pietroburgo, al Victoria
& Albert Museum di Londra ed al Louvre di Parigi)
ed ascoltarne le lodi eterne vergate dai massimi scrittori del nostro
tempo.
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