I
Greci
Caratterizzato
da una particolare collocazione geografica, il territorio marchigiano ha
da sempre rappresentato un crocevia naturale di vicende storiche, di
fortunati commerci e di contaminazioni culturali capace di forgiare il
carattere aperto delle sue genti e di coniare quel nome al plurale (Le
Marche) atto a sottolineare le mille sfumature che qui convivono, e
che hanno reso tanto interessante e ricco questo scorcio d’Italia.
Popolata in epoca pre-romana da Piceni, Picenti e Galli Senoni,
questa terra, strategicamente affacciata sulle grandi vie mercantili
dell’Adriatico, ebbe infatti modo di venire strettamente in contatto con
lo splendore della cultura greca e di subirne quindi l’influenza, come
comprovano le ragguardevoli testimonianze giunte fino ai nostri giorni e
gli scritti di geografi ed eruditi greci (come Strabone) che schiettamente
ne declamarono la fertilità ed il buon vino.
La stessa città di Ancona venne fondata attorno al 388 a.C.
dai coloni greci provenienti da Siracusa, che imposero al luogo un nome -Ankòn:
gomito- dettato dalla forma della sua baia, naturale scalo marittimo
dall’importante funzione militare e commerciale, che vide la prima
sistemazione probabilmente proprio
ad opera dei Greci. Nel tempo differenti campagne di scavi hanno portato
alla luce pochi ma eloquenti resti di una necropoli ellenistica del IV-I
sec. a.C. e di un insediamento fortemente caratterizzato dall’intensa
attività mercantile, come testimonia la varietà delle suppellettili
rinvenute (ceramiche micenee, daune e attiche), oggi custodite nelle sale
del Museo Archeologico Nazionale. In differenti zone della città dorica
(aggettivo tradizionale usato per definire la grecità di Ancona: città
dei Dori) ad esempio, sono stati riportati alla luce frammenti fittili
di ceramica micenea, e proprio sui resti di un antico tempio dedicato a
Venere venne edificata (nell' XI secolo) la
cattedrale di San
Ciriaco.
Il piccolo porto di Numana rappresentò per i Greci
un altro importante centro commerciale in cui transitarono centinaia di
navi mercantili: una vasta raccolta di monili, utensili, bronzi, ceramiche
e corredi di arredo e cura della persona di chiara fattura greca sono oggi
ammirabili nel locale Antiquarium, assieme a numerosi reperti
piceni rinvenuti nelle oltre duemila tombe scoperte in quest’area.
La vicina Osimo conservò per secoli
due splendide statue greche -chiamate Kouroi Milani- d’epoca
arcaica, magneticamente scolpite in candido marmo ed ospitate presso il
Museo Archeologico di Firenze a partire dal 1902, anno in cui vennero
acquistate da Luigi Adriano Milani,
direttore di tale museo. Nessuno è mai riuscito ad appurare con certezza
se queste due opere furono originariamente rinvenute nel territorio
osimano o vi giunsero nel corso dell’intenso commercio antiquario che
legò strettamente questa zona alla Grecia sin dal XV secolo.
Eppure vi è un altro piccolo Kouros,
rinvenuto a Pioraco, che riprende lo stile severo di queste
singolari sculture, riconfermando la diffusione della cultura greca in
buona parte del territorio marchigiano. Come a Grottammare, il cui porto era ritenuto
estremamente importante già in epoca pre-romana e la cui popolazione
picena aveva avviato solidi rapporti mercantili con le coste affioranti al di là dell’Adriatico, per poter
sfruttare al meglio la cosiddetta via dell’ambra, sorta di rete
commerciale che veicolava sulle rotte adriatiche la preziosa resina
fossile proveniente dalle regioni baltiche.
E se anche a Tolentino è stata rinvenuta un’elegante
anfora greca (esposta presso il locale Museo Civico Archeologico) e a Treazzano
di Monsampolo del Tronto un interessante frammento miceneo (collocato
presso il Laboratorio Museo Archeologico della cittadina), non servono
certo ulteriori conferme per poter affermare quanto la grande civiltà
greca, prima di soccombere all’espansionismo romano, assieme alle
popolazioni picene e galliche, abbia potuto arricchire della propria
raffinata cultura la terra marchigiana.
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